SALA ROSA ANTICO
pubblicazioni di DOCUMENTI/ RACCOLTE/ APPROFONDIMENTI/ TESTIMONIANZE
dell'Associazione Culturale Quintiliano

domenica 16 gennaio 2011

A Genova per Carlo Giuliani (2007)

Ho provato a immaginare, per un giorno, cosa possa avere provato Giuliano, padre di Carlo Giuliani, durante la manifestazione organizzata in memoria del figlio. Non è facile però... perché io non ho un figlio. In questo, tuttavia, mi ha aiutato un compagno di esperienza: Jacopo. Quando, lunedì scorso, ho comunicato a una delle mie classi che sarei andato a Genova, un mio studente - Jacopo, appunto - non ha esitato a dirmi che sarebbe venuto anche lui. Questa partecipazione è stata sostenuta dai suoi genitori - giustamente preoccupati come anche lo sono stati i miei, sino alla conclusione della giornata - e mi ha aiutato a pensare. Cosa avranno provato, ieri, Haidi e Giuliano Giuliani? Io non ho un figlio ma, con Jacopo accanto, mi sono sentito padre per un giorno intero: lo stesso non può dire chi ha visto morire il proprio figlio, su cui si sono accaniti, prima, durante e dopo la breve agonia in tanti.
Grazie a Carlo, un ragazzo che amava lottare per la giustizia, per i suoi amici, per la sua ragazza, per i suoi compagni di liceo, per i gruppi parrocchiali che frequentava, noi ci siamo uniti in trentamila (più o meno) e abbiamo ancora voluto sperare per un giorno intero, prima sotto il sole poi sotto la luna, esposti al gelido vento di una variopinta Genova, cara a noi quasi come a Paolo Conte. Tutti chiediamo di far luce sugli eventi che hanno portato Giuliano e Haidi a perdere un figlio. Vogliamo la trasparenza, l'autenticità in questo! Siamo stufi delle coperture, che portano soltanto a far stare tranquilli i potenti e che non offrono alcun bene a chi soffre ingiustamente. Dal 21 luglio 2001 non ho mai smesso di pensare a Carlo e alla sua famiglia. Ai miei studenti, quando è opportuno, ricorderò sempre questa storia, questa dura realtà. A Haidi e Giuliano e alla famiglia di Carlo siamo tutti vicini. Jacopo, quasi un mio figlio almeno per un giorno, è fortunato ad avere dei genitori splendidi, come quelli di Carlo, che lo hanno lasciato libero di partecipare a questa giornata, condividendone in pieno la decisione. E i genitori di Jacopo sono fortunati, come anche i miei, nel poter avere un figlio da amare. Lo stesso non possono più dire da sei anni Haidi e Giuliano, che continuano ad amare Carlo vivendo per lui. E noi siamo e saremo sempre con loro.
Dario Coppola

L'inviato dal Brasile (2009)

Filippo Mariani fra radio e Tv a San Paolo del Brasile

Un nostro ex studente, laureatosi da più di un anno, si trova a San Paolo del Brasile, dove fa lo speaker radiofonico e, da qualche tempo, è diventato anche una star televisiva.



Grande Filippo!



Un saluto da Lc Quintiliano





Filippo Mariani, colunista da Rádio Italiana, participa de programa de televisão no SBT
O colunista da Rádio Italiana, Filippo Mariani, a convite do SBT, participará do programa "Só Falta Esposa", que estréia nesta quinta-feira, às 20h00 pelo Sistema Brasileiro de Televisão.

O programa mostrará o cotidiano de Filippo,



em casa, na faculdade, com os amigos, e também, nas gravações de suas participações na Rádio Italiana.

Mariani é o único estrangeiro do programa, já que ele é natural de Torino, capital do Piemonte, ao norte da Itália.

Além de Filippo, de 26 anos, o programa conta com mais dois participantes: Carlos, de 51 anos e Mauricio, de 39 anos. Ao longo do programa, cada um deles vai ter a oportunidade de conhecer 15 mulheres e cada episódio. Pretendentes são eliminadas pelos participantes, considerando a falta de afinidades e identificação.

O diretor Michael Ukstin explicou alguns detalhes: "O grande momento do programa é quando o participante elimina uma de suas pretendentes. Fica um suspense em torno das candidatas, pois existe uma disputa entre elas".

Ukstin afirmou que no reality o prêmio oferecido é impagável: -"É um programa em que a possibilidade de viver um amor é o grande prêmio"., conclui

O novo programa do SBT "Só Falta Esposa", com a participação de Filippo Mariani, estréia nesta quinta-feira, dia 9 de julho, às 20h00.

Un anno fa


I marciapiedi di Vila Madalena
Da casa mia alla fermata del pullman ci saranno, sì e no, 600 metri in linea d’aria... una passeggiatina veloce veloce e poi finalmente le comodità urbane.A Sao Paulo, in particolare nel barrio di Vila Madalena, le strade sono vere e proprie montagne da scalare, se le paragono alle famose strade di San Francisco potete farvene un’idea; il piacere di fare due passi nel proprio quartiere può rivelarsi un’impresa che scoraggerebbe molti. A volte percorro strade dove impiego anche 5 minuti per completare l’isolato, spesso assisto a scenette tipo gare di staffetta: a circa metà delle salite le persone si fermano per riprendere fiato, è in questo preciso momento che si alternano persone che arrivano e si fermano per riposare e invece gli altri, che già si sono riposati, riprendono il loro cammino. Quando piove le vertiginose strade di Vila Madalena si trasformano in rapidi fiumi; dove i tombini fanno da ostacolo si formano piccoli salti d’acqua simili a cascatelle, le irregolari geometrie dei marciapiedi formano gincane di rivoli d’acqua che trasportano foglie secche, cartacce, petali di fiori..i marciapiedi sono una squinternata concezione del cammino.I gradini dei marciapiedi di queste “strade-scivoli” sono tagliati e assemblati in maniera del tutto confusionaria, quasi mai l’altezza iniziale del gradino misurata all’estremo della strada corrisponde all’altezza all’altra estremità, le piastrelle ed il cemento si mescolano a formare la base di questo pavimento pazzo!Ma in fondo in fondo sono caldi, sono marciapiedi che parlano che ti raccontano il sole che hanno vissuto, che ti richiamano alla memoria le strade della Bolivia, dell’Argentina... eh si è proprio là che torno indietro con la memoria, i disegni e le mille facce dei marciapiedi di Vila Madalena mi fanno ricordare i colori dei marciapiedi di Salta e i gradini irregolari di Tilcara... immagini e ricordi si fanno sempre più nitidi con i colori e le luci della notte, luci di un giallo quasi senape, luci che illuminano e allo stesso tempo nascondono le storie sud americane, i marciapiedi di Vila Madalena nascondono insidie e, se non fai attenzione, potresti anche romperti una caviglia.
Filippo Mariani

Le nostre recensioni: LEBANON (2009)

Vi sono pellicole che non terminano con i titoli di coda, ma proseguono a scorrere nell’animo di chi si è lasciato trasportare dalle emozioni proiettate sul grande schermo, capaci di lasciare “un’impronta” negli occhi dello spettatore più attento: è il caso di “Lebanon”. Premiato con il Leone d’oro all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, il lungometraggio di Samuel Maoz sorprende sin dai primi fotogrammi per l’impatto dirompente delle sue immagini accompagnate esclusivamente dai rumori alieni e freddi di un carro armato in movimento. In quella trappola di ferro ed inospitale, quattro ventenni si apprestano a vivere un’esperienza (Prima guerra del Libano-1982) che non solo non potranno dimenticare, ma che uno di loro sentirà il bisogno di raccontare al mondo dopo un lungo e travagliato percorso interiore: il regista e sceneggiatore del film. “Lebanon”non fa sconti, non ci risparmia dal mostrarci gli orrori e gli errori di ogni conflitto bellico: tutto viene mostrato attraverso il medesimo mirino dei soldati, uno sguardo cinico capace di cogliere nei primi piani della Guerra la follia e la paura di cui essa da una parte genera e dall’altra si nutre. E dopo che si saranno riaccese le luci in sala, molti uscendo dal cinema come dalla botola di un blindato, avranno un motivo in più per non dimenticare.


Riccardo Caprioglio
(un ex studente del prof. Dario Coppola all'inizio degli anni Novanta)

Le recensioni del Quintiliano: ANTICHRIST (2009)

Il capolavoro di Lars von Trier

Sono entrato in sala col pregiudizio di chi ha un po' di fede nel giudizio della critica, ossia quello che si riflette nelle flebili e poco feconde menti della massa dopo aver letto e ascoltato i cosiddetti "critici", quelli che di mestiere fanno recensioni che, stavolta, non erano proprio il massimo...




Nel corso del film sono stato invece affascinato, come sempre, dallo stile di Lars von Trier impareggiabile e inconfondibile.




Il ricordo è andato subito a Dogville, diviso in nove affascinanti capitoli... (http://www.youtube.com/watch?v=zmLfE6UiEHE&feature=related)
Qui, anche se più lunghi, ce ne sono solo quattro, incorniciati in un prologo e un epilogo molto raffinati.





Mi sono trovato dinanzi a un capolavoro estetico, in cui emerge una Weltanschaunng panteista e immanentista, alla maniera di Giordano Bruno, di Spinoza, di Fichte o, ancor meglio, di Schelling; visioni oniriche idealiste, romantiche, alla Novalis (si pensi a I Discepoli di Sais) totalmente immerse nella Natura che richiamano, per contrasto, un panismo di dannunziana memoria.

Non solo!

L'opera di Trier è un viaggio nel tempo che ci riporta esplicitamente nel Medioevo, epoca della caccia alle streghe ma anche epoca della donna angelicata.


E proprio dai fumi e dalle caligini di quel tempo s'intravedono, nel film, la selva oscura di Dante e le tre fiere, qui enigmaticamente trasformate nei tre mendicanti, che fissano l'uomo, quasi come la Sfinge fa con Edipo, per dirgli che il Chaos regna sovrano.





















In una pasoliniana serie manieristica di citazioni all'ennesima potenza troviamo anche il riferimento a Henry Otto e al suo Dante's Inferno, film muto del 1927 che ha fatto la storia del cinema.















Il viaggio nel tempo è, tuttavia, solo un ingresso nell'inconscio per intraprendere un viaggio metafisico e psicoanalitico, che indaga le origini o, meglio, le radici dell'esistenza e della sessualità, e che porta proprio all'Eden. La Natura è una foresta di simboli, è l'inconscio, e l'ingresso in essa è la donna. Le scene del film si rifanno all'arte pittorica in rapporto con la Natura attraverso gli occhi di Trier, che rilegge e riprende immagini che ci fanno pensare un po' a Ofelia morta di John Everett Millais











o che esplorano l'inconscio, come le tele di Johann Heinrich Fussli






















e di Caspar David Friedrich (per il quale rimando alla tesina, contenuta in questo blog in http://laboratorioculturale.blogspot.com/2009/07/rapporto-delluomo-con-la-natura-di.html, del mio ex studente Valerio Toldonato), in modo cruento e delicato a un tempo: come un ossimoro, tanto caro al mio Maestro (Pasolini, ovviamente), che è implicito in questa opera come nelle altre di Trier. Le principali teorie freudiane, fanno da filo rosso, anzi filo verde in questo caso, e legano la trama che le sviluppa contrapponendole in un dualismo, che degenera dialetticamente in un duello finale fra l'uomo e la donna. Il sogno è il film stesso che perciò va analizzato e interpretato: in esso fra i lapsus, gli atti mancati, le rimozioni, l'isteria, la coazione a ripetere, s'intravedono chiaramente Eros vs. Thanatos, principio di piacere vs. principio di morte, fino alle sanguinolente scene che rappresentano il complesso di castrazione e l'invidia del pene. Non deve sfuggire tuttavia il riferimento a Edipo, che ho qui già evocato: il bambino nel film ha le scarpe girate al contrario, ha una malformazione del piede, e viene proprio forata nei pressi del piede sinistro la gamba dell'uomo dalla donna, un piede che emerge, in basso a sinistra, dalla tana in cui egli si rifugia come nel famoso dipinto Edipo e la Sfinge di Jean Auguste Dominique Ingres... ed Edipo significa proprio "piede gonfio". Tutto questo per significare nel film un altro tema freudiano il Complesso di Edipo, qui rovesciato, forse combattuto... è il bambino a morire subito, cioè la sintesi (quasi "clorofilliana") fra la tesi (il padre) e l'antitesi (la madre). La madre domina! La donna, ossia la Natura, la Madre Terra, la Chiesa di Satana, è forse l'Anticristo stesso. Alla fine, è l'uomo a vincere per Trier e, tuttavia, la donna si moltiplica e popola, fino a coincidervi, la Natura senza un volto riconoscibile, in una processione, solenne quanto nostalgica, accompagnata dalla musica del Rinaldo di Haendel: "Lascia ch'io pianga/ mia cruda sorte/ e che sospiri la libertà" (http://www.youtube.com/watch?v=vcCyL6hZhpk).


Necessità e libertà coincidono dunque nella Natura, nella Madre Terra e nelle sue profondità inconsce. Difficile è, perciò per Trier, nonostante i tentativi andare para fusein, contro Natura.











Un horror? Sì, ma è solo un pretesto... Chi va al cinema per spaventarsi è davvero da psicanalizzare... L'horror è solo lo specchietto per le allodole usato da Trier che vuole comunicare di più, molto di più al suo spettatore. Trier definisce questo film il suo capolavoro, come fece Pasolini per Salò. Anche in quel caso io, inizialmente, non capii ma poi mi resi conto di quanta grandezza ci fosse in quell'opera del Maestro, e credo che, anche per Trier, si possa ipotizzare lo stesso esito nel mio giudizio: Antichrist è davvero il capolavoro di Lars von Trier.


Dario Coppola










giovedì 13 gennaio 2011

Marco Travaglio sull'informazione alla Palazzina Einaudi (2008)


L'informazione in Italia: un cane da passeggio

Pubblichiamo l'intervento di Marco Travaglio in un incontro all'Università degli Studi di Torino, avvenuto il 12 febbraio 2oo8. Nella foto, Leonard Mazzone (già mio studente al Ginnasio), dell’Associazione di volontariato UNILIBERA, che ha organizzato il seminario di informazione e sensibilizzazione "Responsabilità politica: ideale regolativo o utopia concreta?". A questo primo incontro, avvenuto nell'aula 4 della Palazzina Einaudi, che era intitolato "I mass media italiani: cani da guardia o da passeggio del potere?", erano presenti anche altri tre ex studenti, Giorgio Pagliari (mio condirettore in AdP*), Luca Ferrotta e Giacomo Valentino. Il seguente testo della mia sintesi dell'intervento di Travaglio non è stato rivisto dal relatore.
Dario Coppola
link utile

Premessa: In Italia pagare il pizzo non è considerato reato, anche se si può venire espulsi dalla Confindustria... Non basta frequentare mafiosi per essere condannati per mafia, Mastella ha fatto da testimone di nozze a un mafioso..., bisogna ricevere o fare favori (vedi Cuffaro), o comunque per concorso esterno. Il penale può colpire una piccola quota di comportamenti simili, spetta dunque all'elettorato respingerli.
Il ruolo della stampa è raccontare ciò che può influenzare la società. L'informazione in Italia è organizzata in modo tale da rendere persino superflue le censure. Viene prodotto e confezionato tutto in modo naturale, persino le autocensure, col pilota automatico: tutti i giornalisti sanno già quanto sia lungo il proprio guinzaglio, non c'è bisogno della classica telefonata; questo sistema è, inoltre, più avanzato in TV che sulla carta stampata.
Vi sono particolari tipi di editori, quali gli editori impuri, quelli - cioè - che fanno anche gli editori, a differenza dell'editore puro. Murdoch, ad esempio, è un editore puro, anche se le sue TV non sono l'emblema del buon gusto egli è, tuttavia, un editore puro.
Anche in Italia, paradossalmente, Murdoch è il migliore editore perché è editore puro. Egli non è né socio di Bush, né di Blair o di chi per lui... è socio di chi vuole.
La stampa italiana è, invece, nelle mani di editori in conflitto con l'editoria:
si veda il cambio della linea editoriale del quotidiano LA STAMPA che prima era vicino a Berlusconi e ora non più;
il CORRIERE DELLA SERA, ad esempio, è di quindici azionisti RCS con una piccola percentuale che comprende Unicredit, Capitalia, Banca Intesa, Fiat, Mediobanca, insomma Lucchini, Montezemolo, Ligresti, Della Valle, Tronchetti Provera... questo giornale, il quotidiano più antico d'Italia, deve tener conto di tutti i suoi padroni.
IL MESSAGGERO è di Caltagirone, il suocero di Casini, come anche IL MATTINO di Napoli e IL GAZZETTINO di Venezia. Stranamente Casini su questi giornali è sempre in prima pagina anche quando non fa niente... Caltagirone è un grosso costruttore, sui suoi giornali difficilmente si trovano attacchi al sindaco di Roma, ad esempio, anzi si esaltano i piani di costruzione perché lo interessano particolarmente. Gli editori impuri hanno dei conflitti di interesse.
Berlusconi ha cento giornali, così non può che costituire il principale condizionamento della carta stampata!
In Italia sono pochissimi gli editori puri. Quali sono le conseguenze di questo dato di fatto? E' difficile trovare, ad esempio, inchieste ficcanti su acque minerali o quant'altro... perché proprio queste società sono fra gli inserzionisti più importanti dei giornali di questi editori.
Per bilanciare i condizionamenti evitabili e non evitabili ciascuno può fare un suo giornale, e ce ne sono persino troppi... c'è sempre un altro posto in cui andare, parlando di carta stampata.
I lettori, tuttavia, non raggiungono il numero dei telespettatori, e infatti questa situazione è diversa in TV dove mancano le frequenze, e anche se il satellite è illimitato è però a pagamento. La TV è dunque il problema principale. E i blog? Il più frequentato (quello di Grillo) ha duecentomila visitatori... La TV ha decine di milioni di spettatori!
Non c'è il coraggio di fare una legge che limiti la pubblicità in TV, perché Berlusconi non vuole.
La TV vanta il record dell'editoria impura.
La7 è della Telecom, che è concessionaria dello Stato; TG La7 non supera il 2% e la gente preferisce vedere il TG di Murdoch. I mille canali di Gasparri del digitale terrestre sono fantasia.
L'authority per la privacy e quella per le telecomunicazioni intervengono quando un partito è danneggiato e si lamenta. Perché? Perché sono nominate dai partiti stessi e lavorano per essi (imputati di Forza Italia si occupano di privacy...). Per cosa interviene l'authority invece? Per De Magistris che viene allontanato, per Sircana che viene fotografato, per queste cose insomma, ma quando viene violata davvero la privacy non interviene.
Oggi bisogna esser bravi a nascondersi (una volta era il contrario) perché l'abilità dei TG sta nel non parlare di cose importanti o di parlarne troppo... Sono cinque anni che Bruno Vespa parla del delitto di Cogne, del bipolarismo o della strage di Erba. E, peraltro, già si sa chi sono i colpevoli! Falsi casi! Come li definisce Sabina Guzzanti sono "armi di distruzione di massa".
Mentana e Floris sono abili a mandare in onda falsi problemi anche se lo fanno con maggior raffinatezza, e sono più sottili nell'ingannare. Nei loro dibattiti ciascuno dice la sua e tutti possono dire qualsiasi cosa, anche esprimere posizioni contraddittorie; ma non sono oggetto di dibattito i fatti: la realtà viene sapientemente occultata con la messinscena di un processo, durante il quale il dibattito risulta una tecnica per ingannare.
Parlare male di chi racconta le cose è un'altra brutta tecnica molto diffusa in TV, come il dire "Lei è un comunista!", cosa che confonde il piano della realtà puntando sulla persona per denigrarla.
Un'ulteriore tecnica televisiva e mediatica, in genere, sta nel rubare il significato alle parole: chiamare 'missioni di pace' le guerre, ad esempio, o Berlusconi 'assolto' invece che 'prescritto', oppure, anziché Craxi 'latitante', chiamarlo 'esule' come se si parlasse di Pertini o Amendola...
Visco e Padoa Schioppa, ministri dell'economia del governo Prodi, venivano dipinti come sadici da chi controllave e controlla l'informazione. In realtà, è questione di nessi causali logici: prima va combattuta l'evasione, poi si tolgono le tasse... in barba a Berlusconi o Veltroni.
Idem per i rifiuti in Campania: non cambia la situazione soltanto eliminando Bassolino. L'idea, secondo la quale Pecoraro Scanio sia alla base di tutto questo... significa rimuovere l'altra idea per la quale, dietro tutto ciò, ci siano la mafia o la camorra.
La nostra informazione è perciò un cane da passeggio e non un cane da guardia!

La Rivoluzione d'Ottobre

di Clara Madaro (2007)